martedì, agosto 08, 2017

Chi ignora questa storia non capirà i migranti

Perché è importante far conoscere Marcinelle ai ragazzi di oggi.

Il Corriere fa schifo. O forse dovrei dire che il Corriere vende il suo prodotto schifoso a gente a cui piace lo schifo, secondo le direttive di padroni dello schifo e i loro incaricati.

Primo esempio che è scritto nello stesso articolo per cui non conviene allo scrivente fare il paragone coi "migranti":
Partivamo dal Nord, dal Centro e dal Sud con un panino o un’arancia in tasca, fuggivamo dalla povertà. I manifestini rosa che invitavano i ragazzi a emigrare in Belgio promettevano case per le famiglie, assicurazioni e buoni stipendi. Niente fu mantenuto: in Belgio gli operai venivano ospitati nelle baracche dei prigionieri di guerra.
Primo, gli Italiani non "fuggivano", non si presentavano semplicemente in casa d'altri pretendendo di essere assistiti come "profughi/rifugiati", nemmeno lo chiedevano. Andavano a lavorare nei posti dove erano richiesti. Infatti sopra c'è scritto che gli operai (nel caso di Marcinelle, i minatori) erano alloggiati nelle baracche dei campi di prigionia, non venivano distribuiti con gli autobus di notte negli alberghi, negli oratori, negli edifici pubblici di tutto il Belgio, per essere accuditi sine die a carico dei Belgi.
Secondo, prego notare che proprio per questa ragione, cioè che non si trattava di "rifugiati/profughi" ma di operai/minatori, veniva operato il "reclutamento" dei giovani che prometteva condizioni contrattuali/lavorative migliori di quelle disponibili in Italia. Cosa che ovviamente avviene anche nell'Africa di oggi, dove tutti sono convinti che l'Europa sia un gigantesco parco giochi, tutti siano ricchi e vivano senza preoccupazioni. Oltre la promessa del "bengodi" c'è anche quella del viaggio organizzato, "non preoccuparti di niente, pensiamo a tutto noi", che è esattamente quello che succede, infatti non sarebbe possibile fisicamente spostare milioni di persone attraverso continenti e mari se non fosse tutto organizzato. E noi vediamo solo l'ultimissimo tratto di questa organizzazione. Però attenzione, agli Africani nessuno promette un lavoro da operaio/minatore, gli viene promesso il benessere garantito.

Poi, continua l'articolo:
Il governo italiano, nel 1946, aveva firmato un accordo con Bruxelles che prevedeva uno scambio: per 1000 minatori mandati in Belgio, sarebbero arrivate in Italia almeno 2500 tonnellate di carbone.
Altra differenza con i "migranti", che è alla origine della "immigrazione illegale". Gli Italiani andavano in Belgio previo accordi tra i due governi, quindi avevano uno status giuridico riconosciuto da entrambe le parti, anche se poi concretamente le condizioni lavorative erano pessime. Gli Africani vengono in Italia o dovrei dire che le "elite apolidi mondialiste" trasferiscono Africani in Italia, senza nessun accordo preventivo tra Stati e Governi, quindi senza alcun documento o permesso che ne stabilisca lo status, tra l'altro le "elite apolidi", esattamente come quelle entità misteriose chiamate "ONG", non riconoscono alcuna autorità statale o governativa. Ogni singolo immigrato che si trova in Italia senza permesso compie un illecito, una violenza, che viene "condonato" con la concessione della "cittadinanza italiana di fatto" perché il Piano deve procedere spedito, con la complicità di tutti, Governo, Legislatori, Magistrati.
Per educare i nostri figli a guardare con occhi più consapevoli alle emigrazioni degli altri, quelle che oggi dobbiamo «subire».
Ma che "subire". Dovremmo ringraziare il cielo che milioni di Africani vengano qui a lavorare nelle nostre miniere. Certo, vengono senza che li abbiamo chiamati ma questo capita perché sono tanto migliori di noi, infatti si sacrificano in miniera per pagare le nostre pensioni, dopo che noi abbiamo sfruttato l'Africa per secoli.

Vorrei potere dire che questo articolo l'ha scritto un [omissis] ma sappiamo tutti che non è cosi. E' un pezzo scritto su commissione, che usa un fatto storico accaduto in un contesto del tutto diverso solo come pretesto per "educare", tramite menzogne e paradossi della propaganda più abbietta, il lettore ad una tesi precostituita. Ovvero, l'immigrazione è buona, l'immigrazione è inevitabile, l'immigrazione ci conviene. Comunque, se anche non fosse buona, inevitabile, conveniente, siamo tutti "migranti", quando l'energumeno africano davanti al supermercato ci dice "ciao amigo" sperando nella elemosina, dovremmo rivedere il bisnonno sporco di carbone.

Infine, l'autore dell'articolo omette astutamente il dettaglio che dal Belgio "multietnico" e "multiculturale" di oggi, con intere città che ormai non sono in Europa ma in Africa o in Asia, dove non entrano ne i comuni cittadini Belgi ne la Polizia belga, sono partiti i massacratori delle stragi di Parigi e Bruxelles. Non risulta che i minatori italiani abbiano fatto a pezzi centinaia di persone, nonostante i cartelli della letteratura "niente cani e italiani" fuori dagli esercizi commerciali. Eppure, quando il fanatico islamico esce di casa e ammazza cento persone noi dovremmo ancora pensare al bisnonno coperto di carbone. Quando, ben inteso, ci scordiamo che l'islamico è "francese" o "belga", quindi non ha niente a che fare con l'immigrazione.

La saluto, signor Paolo Di Stefano.
"Nelle sue opere affronta temi come: la memoria e l'oblio, l'infanzia violata e la difficoltà di crescere, la famiglia e i rapporti generazionali, l'emigrazione, lo spaesamento, i rapporti Nord-Sud."
Grazie di esistere, come faremmo noi sfigati e trogloditi senza persone competenti, sagge ed illuminate come lei.

14 commenti:

  1. Bravo Lorenzo. Condivido. Arguto e pungente come al solito.
    Michele Brunati

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  2. Sono figlio di un emigrato. Mio padre giunse in Svizzera nel 1951, io lo raggiunsi nel 1958. Prima di entrare in Svizzera gli immigrati erano sottoposti a umilianti visite mediche (però più che giustificate da parte del paese ospitante: perché importare la tubercolosi o altre malattie infettive?). I poveri emigranti degli anni Cinquanta erano ospitati in baracche e avevano poco da reclamare. Mio padre appena potè si affittò una camera decente. Il permesso di soggiorno era legato all'attività lavorativa: a chi perdeva il lavoro non veniva rinnovato e doveva tornare al paese natio. Durante la crisi petrolifera del 1973 la Svizzera perse 300'000 posti di lavoro e gli Italiani se ne tornarono a casa senza tante storie. Del resto il permesso di soggiorno non sarebbe stato loro rinnovato. Il permesso di residenza permanente (e non la cittadinanza!) si otteneva dopo dieci anni, ma senza lavoro lo stesso non te lo rinnovavano (e dovevi tornare a casa). A causa della crisi petrolifera suddetta mio padre, che si era fatto indipendente, fallì e senza uno straccio d'impiego rischiava di non ottenere il rinnovo della residenza. Perciò la sua compagna gli trovò una specie d'impiego. Ancora oggi io devo rinnovare questo permesso di residenza ogni cinque anni (tassa di 70 franchi) - dopo ben 59 di interrotta permanenza in questo paese. Ovviamente in quanto straniero non ho diritto di voto. Allora gli Svizzeri sono xenofobi, razzisti ecc. ecc. ? Forse, chissà, ma siccome qui ci sto bene o abbastanza bene ci resto. Ogni anno lasciano per sempre la Svizzera 70-80mila persone: stranieri e Svizzeri. È gente che non si trova bene in questo paese o cerca qualcosa di meglio o di diverso altrove. Sono liberissimi di andarsene. Devono però trovare un paese che li accetti (e negli USA o in Australia non dev'essere facile). L'Italia dei razzisti le fa schifo, signora Kjenge? Ma se ne torni in Congo, lì hanno sicuramente bisogno di un'oculista e farà compagnia al papà tanto prolifico (credo abbia 38 figli - mi scusi, ma che schifo d'uomo). Insomma, paese che vai usanze che trovi: se non ti trovi bene cambi aria. L'hanno fatto in tanti e sempre. Davvero la libera circolazione universale è un diritto umano come cianciano i nostri buonisti, verdi e sinistre, il papa relativista? Eppure gli italioti stranamente non hanno voglia di spostarsi in Congo o in Romania. La libera circolazione universale segnerebbe la fine degli Stati. Non per niente lo slogan di anarchici e comunisti è: no borders, no nations. No borders, no nations significa però anche la fine della proprietà privata (a chi non ci arriva gli farò un disegnino). Davvero vogliamo questo? Se ne può discutere, ma io pavento il caos. Ancora tiene - ma non so fino a quando - il reato di violazione di domicilio, un reato gravissimo (o lo era fina a ieri). Di questo passo le seconde case saranno sequestrate di ufficio, ma nemmeno le prime saranno al sicuro. Abiti da solo un appartamento di 80-100 m2? Ma non è possibile, sei un asociale. Abbiamo qui famigliole giunte fresche fresche dall'Africa, la madre è pure incinta. Su, sciò sciò, fuori di qua.
    Ah, dimenticavo. Anche la Svizzera si è convertita anch'essa all'accoglienza. Anche qui hanno istituito centri di accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo. Ormai da trent'anni ogni anno migliaia di persone, veri rifugiati, veri perseguitati politici, ma in sovrannumero gente che vuole vivere meglio (sacrosanta aspirazione, certo), chiedono assistenza ed esigono poi pure la cittadinanza, con ricongiungimenti familiari annessi. Da trent'anni. E apparentemente per sempre. Già, ci sono le convenzioni internazionali da rispettare.
    Esiste un organo dell'ONU che si chiama Alto commissariato per i rifugiati (perché alto o supremo o sommo?). La Boldrini ne faceva parte. E ho detto tutto.

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    1. Le differenze sono ovvie.
      - Gli Italiani non partivano con l'idea di andare a stare nel Paese dei Balocchi ma sapendo di dovere superare fatiche e umiliazioni per portare il pane a casa.
      - Gli Italiani non chiedevano e non gli veniva concesso lo status di "rifugiato", semplicemente erano "lavoratori stranieri" per il Paese che li ospitava.
      - Gli Italiani, anche ove disprezzati, erano culturalmente ed etnicamente affini alle genti autoctone. Al personaggio interpretato da Manfredi basta farsi biondo per mimetizzarsi tra i locali fino al momento in cui la Nazionale segna un gol.
      - Gli Italiani, anche nei casi tipo "Little Italy" e mafie classiche, ambivano ad essere accettati e rispettati nella "società" locale, gli immigrati attuali invece pretendono di replicare la loro "società" estranea.

      Infine, semplice ma catastrofico, gli Italiani andavano dove la loro manodopera era richiesta, fossero le miniere del Belgio o i cantieri della Patagonia. Gli immigrati traghettati dalle ONG non hanno alcuna competenza utile e arrivano in un momento in cui l'Italia ha spostato le attività produttive più "labor intensive" proprio nei Paesi emergenti dove la manodopera è a buon mercato. Quindi contrariamente alla propaganda, l'arrivo di milioni di persone non qualificate non soddisfa una richiesta di braccia del "mercato", invece crea sia il problema della criminalità diffusa che la necessità dell'assistenzialismo perché banalmente non sappiamo dove metterli e cosa fargli fare. I soliti "lavori socialmente utili" che sono un riflesso condizionato cattocomunista.

      Io l'ho sempre detto che è una guerra e che gli immigrati sono un'arma che ci viene tirata contro. Ma gli Italiani in media hanno il cervello piallato dalla propaganda e dalla dis-educazione, quindi non si rendono conto di niente. I "compagni" sono o idioti o eterni adolescenti o pazzi criminali (i capoccia).

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    2. Ah poi trovo insopportabile la "educazione" a disprezzare se stessi e gli avi, a indurre complessi di colpa e di inferiorità, ad imporre la discriminazione alla rovescia.

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    3. I lavori "socialmente utili" - che, primo, non sono veri lavori e poi li dobbiamo pure pagare noi. Insomma lavoricchi, lavoretti, senza valore aggiunto. Come i forestali arrestati ieri perché appiccavano il fuoco per poi spegnerlo (per dieci euro all'ora).
      I "lavoratori stranieri" erano chiamati "Gastarbeiter", cioè lavoratori ospiti.
      L'idea era che questi ospiti fattisi il gruzzoletto se ne tornassero poi a casa loro. E per un certo periodo è stato anche così, ma poi i Gastarbeiter sono diventati Arbeiter fissi e inamovibili, tanto che questa non tanto bella parola - Gastarbeiter - è praticamente scomparsa dall'uso. Ormai chi riesce a mettere il piede in Svizzera non lo smuovi più, specie se del terzo mondo. E te credo, vitto alloggio e vizietti assicurati, anche senza far niente. In Svizzera c'è una colonia di Eritrei che non lavora perché non sa far niente o non ne ha voglia, ma campano discretamente con l'assistenza pubblica, al punto che il loro Stato, l'Eritrea, li tassa e loro pagano (coi nostri soldi). Dicono che in Eritrea c'è la dittatura e la ferma per anni e quindi questi hanno il diritto di scappare e chiedere asilo. Del resto dovremo ospitare presto anche i rifugiati climatici, dice quella (ex rappresentante dell'ONU).

      L'autodenigrazione è una cosa singolare. L'autoesaltazione è ridicola, ma buttarsi giù come facciamo ormai tutti noi europei è una cosa buffa. Sembrerebbe che siamo il peggio del peggio.

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    4. Quest'ultimo pezzo di ragionamento meriterebbe ampie digressioni a livello filosofico, livello a cui purtroppo non posso attingere come vorrei. Ma c'è qualcosa di così grande, di così tremendo nell'autocastrazione di se stessi, nella ricerca del minimo comune multiplo invece che del massimo comune denominatore, nel disprezzo delle proprie radici e della propria famiglia, che mi lascia senza fiato. Come fosse un soffio satanico, un desiderio nichilista di distruzione e di annientamento che spero almeno i nuovi arrivati spazzino via insieme a noi appena ne avranno numeri e possibilità.

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    5. Sergio, ho messo il link in un post precedente all'intervista ad un tizio che fa i soldi "sistemando" i "migranti/profughi/rifugiati" in centri che gestisce con la sua ditta. Questa persona diceva che più di metà dei suoi ospiti sono analfabeti e che secondo lui ci vorranno almeno tre generazioni per "integrarli".

      Altro che "lavoratori ospiti".
      A parte che in Italia non mancano le braccia, manca il lavoro, se anche fosse, che mansioni puoi dare a degli Africani analfabeti, i quali presumibilmente non avevano occupazione nemmeno a casa loro? Anche per pascolare le greggi serve un minimo d'esperienza, figurati per la tanto strombazzata "industria 4.0". Non parliamo poi del "made in Italy" che, impiegando gli stranieri, perde progressivamente di senso e valore. A Milano c'è la "moda" perché in passato c'erano le filande e le tintorie, tutto attorno. Una tradizione che si tramanda da una generazione all'altra e che sparisce.

      Qui da me ci sono tutte le genti del mondo. E ogni gruppo etnico tende ad occupare una "nicchia" professionale. Ma sempre sapendo che quando il lavoro lo affidi allo straniero, il più delle volte, senza considerare il "nero" o il lavoro a giornata, i mille inguacchi amministrativi, la qualità della prestazione è inferiore, scadente.

      Mi daranno del "razzista" ma sono sicuro che il "radical chic" finto-comunista quando deve riadattare il suo appartamento in centro preferisce i muratori bergamaschi a quelli magrebini.

      E' tutto una montagna di menzogne e paradossi, perché la verità è l'esatto contrario di quello che cercano di vendere. Non di belle intenzioni e di "umanità" si tratta ma del contrario, di un Piano spietato di annientamento degli Europei.

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    6. Andrea, io non ho questo tuo "cupio dissolvi", non mi fa sentire meglio l'idea che le perversioni diaboliche dei cattocomunisti e il Piano incredibile delle "elite apolidi" possano essere spazzate via insieme al noi e alla nostra "civiltà" dai Nuovi Cittadini del Mondo Nuovo.

      Per carattere e formazione io preferisco essere, finché posso fisicamente, un piccolo Geronimo.

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    7. Parentesi "leggera", quando vado in montagna e nel rifugio trovo gente tatuata con gli orecchini e fuori c'è il nero che falcia l'erba, mi viene un travaso di bile. Sopratutto se poi alla parete ci sono le fotografie in bianco e nero dei nonni e bisnonni. Sono vecchio ormai, se avessi vent'anni finirei male, prima o poi.

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    8. Capisco perfettamente il discorso del cupio dissolvi, ma il punto è questo: sento che alla fine di questa infernale strada il Male faccia Male a se stesso. Il che mi lascia intravedere un po' di luce in questo mondo di idioti di cui siamo completamente circondati.
      Sul piano personale, agisco come posso. Informo, diffondo chi mi sta vicino. Faccio intravedere sul mio sito che parla di tutt'altro il valore dell'identità e della radice al proprio territorio. Sovvenziono Defend Europe e studio e mi preparo a combattere al momento in cui sarà inevitabile.

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    9. Purtroppo no, il male non fa male a se stesso, casomai fa male alle sue pedine, che da sempre sono sacrificabili, carne da cannone. Si, il cretino che sfila alla "manifestazione dell'accoglienza" di Milano, il babbo la cui figlia tatuata porta a casa il moroso "nuovo italiano", eccetera, è gente che si suicida, che si scava la fossa senza capire o perché si odia. Il Piano prevede comunque di sostituire questi "utili idioti" con "nuovi italiani/europei meticci", tanto più belli e bravi, quindi tutto bene.

      Non c'è luce in fondo al tunnel, mi spiace dirtelo. Domani invece del vicino come quelli descritti sopra avrai i "figli dello Jus Soli" e i loro figli. Io già vivo cosi, è già cosi il mio mondo.

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    10. Ogni notizia, ogni articolo ormai è una tessera del mosaico.
      Il fatto che nessuno si accorga che c'è una strategia dietro tutto questo rende anche inutile fantasticare del "momento di combattere", non arriverà mai. E' un declino sempre più accelerato nel quale nella maggior parte dei casi anche ci si oppone è un fenomeno da circo perché fabbricato dai medesimi strumenti/luoghi/tempi.

      E' come svuotare il mare col cucchiaio.

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  3. Il "White Guilt" è roba da fantascienza distopica che nemmeno il miglior Orwell (il cui 1984, per molti versi, la realtà ha oramai superato da un bel pezzo). L'essere arrivati a provare un simile sentimento, distruttivo ed auto-distruttivo al tempo, è davvero una delle prove più tangibili del livello di incontrovertibile rincoglionimento nel quale gli esseri umani (che di umano, oramai, hanno poco e nulla) siano scaduti.

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  4. Dal cambio di proprietà il Corriere è diventato un mezzo di propaganda di massa per il pensiero unico progressista - mondialista - ugualista.
    Più sofisticato e travisato de Il Manifesto, de L'Avvenire, de L'unità o Internazionale, quindi più pericoloso.

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